La Fatigue è una caratteristica dominante anche della malattia da coronavirus (COVID-19) sia acuta che cronica (definita “long COVID”).
Nel 46% dei pazienti, come riferito in uno studio pubblicato su “Infectious Diseases 2021” l’affaticamento, dura da settimane a mesi. (Review Open Forum Infect Dis. 2021 Sep 9;8(10): ofab 440. doi: 10.1093/ofid/ofab440. e Collection 2021 Oct).
Il Collaborative on Fatigue Following Infection (COFFI) ha condotto una revisione sistematica dell’affaticamento post-COVID e una revisione narrativa sull’affaticamento dopo altre infezioni formulando raccomandazioni per approcci clinici e di ricerca al fine di valutare l’affaticamento post COVID 19.
Nella maggior parte degli studi sul COVID-19, l’affaticamento persistente è stato segnalato in una percentuale di pazienti, (13-33%) a 16-20 settimane dall’esordio dei sintomi. I dati dello studio COFFI indicano che l’affaticamento è anche un risultato prevalente di molte infezioni sistemiche acute, tra cui la mononucleosi infettiva, con un tasso di casi clinicamente elevato.
Per caratterizzare meglio l’affaticamento post-COVID, i ricercatori COFFI raccomandano l’applicazione di screening validati, questionari per l’individuazione dei casi; interviste standardizzate che comprendono stanchezza, umore e altri sintomi; e approcci investigativi per identificare danni agli organi terminali e condizioni di salute mentale.