Uno dei sintomi più diffusi riportati dai malati di cancro e dalle persone guarite o lungoviventi al cancro è la fatigue correlata al cancro definita con l’acronimo (CRF Cancer Related Fatigue). La CFR si manifesta più frequentemente e più gravemente di altri sintomi durante il corso della malattia e delle relative terapie. La conoscenza della fatigue è progredita dagli anni ’90, consentendo di generare nuove ipotesi per ulteriori studi e dati di sperimentazioni cliniche per il trattamento della Fatigue. Un grosso problema nel trattare la fatigue è rappresentato dalle sue componenti multidimensionali. I pazienti descrivono la Fatigue in termini vari infatti, essa può avere differenti tipi di impatto: fisico, soggettivo, temporale, emotivo, cognitivo, che influenzano la loro capacità di agire. Una caratteristica importante è che i pazienti ritengono che la fatigue abbia un impatto maggiore rispetto alla fatica che hanno tipicamente sperimentato, come per esempio dopo una giornata lavorativa o un esercizio fisico. Le linee guida del National Comprehensive Cancer Network (NCCN) definiscono la CRF come “un persistente senso soggettivo di stanchezza correlato al cancro o al trattamento del cancro che interferisce con le usuali funzioni individuali”.
La fatigue è stata descritta come stanchezza, affaticamento, spossatezza, infiacchimento, debolezza, malessere e disagio, impazienza. La fatigue (CRF) potrebbe influire negativamente sull’attività quotidiana e sulla qualità della vita di un paziente. La percezione della fatigue da parte del paziente può durare più a lungo, richiedere più energia ed è più grave e inesorabile della tipica stanchezza. Anche la stanchezza persistente è segnalata come un problema significativo nei sopravvissuti al cancro pediatrici e giovani adulti
Ci sono a tutt’oggi pochi progressi nella comprensione dei meccanismi alla base della fatigue correlata al cancro (CRF Cancer Related Fatigue), in parte a causa della sua natura multidimensionale. Sia il cancro che il suo trattamento colpiscono più organi ed apparati che potrebbero essere potenzialmente responsabili dello sviluppo della fatigue.
L’ipotesi principale è legata alla presenza delle citochine pro-infiammatorie.
Come un tipico sintomo non specifico correlato al cancro, la CRF è simile a certi comportamenti di malattia osservati in modelli animali negli studi sugli effetti comportamentali della somministrazione di citochine. La ricerca preclinica sull’attivazione delle vie di comunicazione: sistema immunitario-cervello, dimostra che in risposta alla continua attivazione del sistema immunitario periferico le citochine pro-infiammatorie (principalmente IL-1β e Tumor Necrosis Factor [TNF]-α) portano ad un’esacerbazione della malattia in individui vulnerabili, che sviluppano una costellazione di cambiamenti comportamentali che includono affaticamento, dolore, disturbi del sonno, ansia e depressione.
Inoltre, la presenza dei sintomi della fatigue insieme con altri disturbi come quelli del sonno, l’ansia e la depressione suggerisce una complessa interazione tra gli agenti eziologici (per es., crescita del tumore, trattamento del cancro, infezioni, uso di farmaci) e le citochine pro-infiammatorie che possono agire o indipendentemente per produrre la fatigue o possono sovrapporsi o lavorare in sinergia con meccanismi quali l’attivazione vagale-afferente, l’interruzione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA), la disregolazione della serotonina, l’attivazione del fattore di crescita, l’interruzione nell’attività metabolica e nella modulazione del ritmo circadiano.
Esiste anche la fatigue cronica da malattie neurologiche che causano immobilità, compromissione della nutrizione e mancanza di esercizio fisico che portano ad una ridotta efficienza del funzionamento neuromuscolare.
Un altro fattore che può determinare la fatigue è l’anemia che porta all’ipossia ed all’invecchiamento cellulare.
Come con molti altri sintomi di cancro e trattamento, la CRF è un’esperienza soggettiva che non dovrebbe essere valutata da un osservatore. Tuttavia, l’utilizzo di strumenti standard per la valutazione della fatigue è fondamentale anche per la gestione del paziente e la comunicazione medico-paziente. Pur esistendo vari questionari di misurazione unidimensionale e multidimensionale della fatigue, gli strumenti più semplici ed adottati sono le scale:
Gli attuali trattamenti per la fatigue includono interventi individuali per varie condizioni secondarie trattabili come cause di fatigue.
Gl’interventi non farmacologici sono la prima raccomandazione per il CRF dalle attuali linee guida, come l’esercizio fisico e gli interventi psicologici e risultano essere significativamente migliori rispetto alle opzioni farmacologiche disponibili. La terapia cognitivo-comportamentale, la formazione sulle capacità di coping, la terapia motivazionale, la riduzione dello stress basata sulla consapevolezza e le terapie psicoeducative o educative, possono essere combinate con elementi mente-corpo come lo yoga, la respirazione di rilassamento o il rilassamento muscolare progressivo. Programmi di riabilitazione strutturati hanno riportato miglioramenti significativi nella fatigue cronica, specialmente nelle persone guarite o lungoviventi al cancro. Da studi clinici randomizzati è stato riportato un effetto positivo dell’agopuntura nei pazienti con CRF sottoposti a trattamento oncologico.
I trattamenti farmacologici mancano ancora di raccomandazioni su base di una evidenza scientifica
Lo psicostimolante più studiato usato per trattare la CRF è il metilfenidato. Antidepressivi come nortriptilina e l’amitriptilina nei malati di cancro depressi con disturbi del sonno possono essere utili,
ma hanno azioni sedative che possono aumentare la fatigue. Il bupropione può giovare ai pazienti con CRF per la sua capacità di aumentare la neurotrasmissione dopaminergica.
Gli antinfiammatori non steroidei (FANS) non sembrano essere giustificati per la gestione generale della CRF, in parte a causa delle contrindicazioni sull’uso a lungo termine sebbene possano essere efficaci nel gestire la fatigue nelle cure palliative. La Minociclina per la sua azione antinfiammatoria, è stata studiata nei malati di cancro con CRF sottoposti a terapia attiva, ma con scarsi effetti sulla reale riduzione della fatigue.
Prodotti erboristici, propri anche della Medicina Tradizionale Cinese, Ginseng e Aloe Vera, sembrano essere promettenti nel migliorare la fatigue.
Il Ginseng è un agente tonico ampiamente usato con un odore e un retrogusto potenti che è difficile da mascherare. La ricerca sul ginseng americano nei pazienti con CRF ha indicato che i pazienti che hanno ricevuto le dosi più alte hanno mostrato il massimo miglioramento dei livelli di energia complessivi e di altri livelli di benessere.
L’Aloe Vera per il suo alto contenuto in principi antiossidanti è stata utilizzata nella fitoterapia tradizionale come agente immunomodulatore che induce effetti antinfiammatori. Tuttavia, il suo ruolo sulla produzione di citochine infiammatorie IL-1 non è ancora ben stato studiato anche se studi recenti mostrano che l’Aloe Vera riduce significativamente la produzione di citochine di IL-8, TNF, IL-6 e IL-1 in modo dose-dipendente. Questi risultati possono fornire un nuovo approccio terapeutico per regolare le risposte mediate dall’inflammasoma, responsabile dell’attivazione delle risposte infiammatorie e specificamente della scissione proteolitica, della maturazione e della secrezione delle citochine pro-infiammatorie interleuchina 1β (IL-1β) e interleuchina 18 (IL-18).
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La Fatigue è stata studiata in modo approfondito in rapporto alle malattie oncologiche, come stato di stanchezza o di affaticamento che non viene ristorato neppure dal riposo. Tuttavia si è visto che questo stato di stanchezza può essere presente in diverse situazioni patologiche e no. In particolare può essere presente in altre malattie croniche come fibromialgia, forme neurologiche degenerative (SLA, polisclerosi, miastenia gravis, ecc.), anemie, patologie infiammatorie croniche o autoimmuni, ecc. Persone non affette da queste malattie, possono comunque presentare debolezza o astenia dopo stress psico-fisico, trattamenti chirurgici, episodi influenzali o para-influenzali. Soprattutto in queste occasioni, l’affaticamento passa inosservato e viene pertanto sottovalutato e non trattato, inficiando la qualità della vita con importanti ricadute sulle attività quotidiane della persona.
I principi attivi e gli eccipienti presenti in Robural 3 non interferiscono con le terapie principali utilizzate. La sua formulazione è stata studiata al fine di evitare interferenze, massimizzando l’efficacia sulla fatigue. Il profilo di sicurezza del nutraceutico consente il suo impiego anche nelle persone con ipertensione arteriosa e diabete.
La formulazione di Robural 3 è assolutamente priva di lattosio e glutine, pertanto può essere assunta anche da persone con intolleranza al lattosio o con celiachia.
Pur non essendo i principi attivi e gli eccipienti contenuti in Robural 3 controindicati durante la gravidanza e l’allattamento, è necessario consultare il proprio medico.
Robural 3 è un nutraceutico formulato con dosaggi dei principi attivi e degli eccipienti indicati per adulti e non può essere somministrato al disotto dei 12 anni di età.
Si, può assumere Robural 3, essendo un nutraceutico ottenuto da sostanze naturali. Il dosaggio è quello consigliato di una bustina al giorno preferibilmente prima di colazione.
Nulla, può assumere Robural 3, quando si ricorda, entro le ore 12,00 della stessa giornata o il giorno dopo riprendendo regolarmente l’assunzione.
Si, può assumere Robural 3 possibilmente a distanza di 1 ora dagli altri farmaci.
Le consigliamo di assumere il nostro Nutraceutico per tutta la durata del trattamento. L’aiuterà a controllare alcuni dei disturbi legati alla malattia o alla terapia, quali: astenia, stanchezza, insonnia, alterazione del gusto e nausea. Dopo il trattamento potrà continuare l’assunzione di Robural 3 alla comparsa dei sintomi tardivi.
Si, Robural 3 non è solo dedicato alla patologia oncologica ma a tutte le malattie croniche che abbiano come sintomatologia la “Fatigue”, che rappresenta l’insieme dei sintomi descritti per tutte le patologie croniche compresa quella oncologica.
Certo, Robural 3 non contiene principi attivi che costituiscono doping ma i suoi principi energizzanti come: la taurina e la radice di barbabietola rossa, possono con l’assunzione costante, avere effetti positivi sulla performance sportiva.